Progetto Leonardo I.T.C.G. 'E. Fermi' Pontedera (Pi)


 

 

LA FIDUCIA

 

 

Il Governo deve ottenere l’assenso e l’appoggio del Parlamento. Entro 10 giorni dalla nomina, infatti, il Governo deve presentarsi alle Camere per esporre il proprio programma e su questo ottenere la fiducia (art. 94, III c. Cost.). In questo modo, il Governo si rende politicamente responsabile di fronte al Parlamento ed entra nella pienezza dei suoi poteri politici.

Se non ottiene la fiducia, il Governo dovrà presentare al P.d.R. le dimissioni. Il P.d.R. dovrà ricominciare con le consultazioni.

Il voto di fiducia al governo è preso a maggioranza dei presenti , secondo la regola generale sancita dall’ art. 64, III c. Cost.. La votazione avviene per appello nominale, cioè in modo palese: si deve sapere, cioè, come ogni parlamentare abbia votato, se a favore o contro, per sconfiggere il fenomeno dei c.d. franchi tiratori (parlamentari che dicono di votare in un modo conforme ai dettami del partito, e poi invece, se il voto è segreto, votano in un altro).

 

L’eventuale voto contrario di una o di entrambe le Camere su un disegno di legge presentato dal Governo non implica l’obbligo di dimissioni dello stesso.

 

Non è sufficiente che il Governo ottenga la fiducia solo all’inizio del proprio mandato, occorre che essa sussista anche nel corso di tutto il suo operato. Per questo ci sono due strumenti che possono essere utilizzati per revocare la fiducia:

 

a) la mozione di sfiducia: è un documento firmato da almeno 1/10 dei componenti di una camera, in cui si espongono i motivi per i quali si ritiene di dover revocare la fiducia al Governo, e quindi aprire ufficialmente una “ crisi di governo”. Se a favore della mozione, che non può essere messa in discussione prima di tre giorni (per consentire a tutti di prendere coscienza del problema) e per la quale è previsto lo scrutinio palese, si esprime la maggioranza dei votanti, il Governo è tenuto a dimettersi.

 

b) la questione di sfiducia (art. 95, IV c. Cost.): è uno strumento usato dal Governo stesso quando percepisce il rischio di non aver più la fiducia e, quindi, di non veder approvati dal Parlamento alcuni suoi provvedimenti spesso urgenti e ritenuti importanti. Il Presidente del Consiglio, quindi, può decidere di dichiarare che l’approvazione di un determinato provvedimento è essenziale ai fini dell’attuazione del programma di governo, quindi, se il Parlamento non lo approverà, il Governo dovrà dimettersi. Il Parlamento, quindi, si trova di fronte ad una scelta: o accetta in blocco il provvedimento su cui il Governo ha posto la questione di fiducia, o non lo accetta, e apre una crisi di governo.