Progetto Leonardo I.T.C.G. 'E. Fermi' Pontedera (Pi)


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FUZIONE GIURISDIZIONALE E SUOI PRINCIPI

 

 

 

Definizione

La funzione giurisdizionale è una delle funzioni fondamentali dello Stato, attuata attraverso funzionari dello Stato che si denominano Magistrati. La MAGISTRATURA è un organo “diffuso”. La funzione di giudicare, emanando sentenze, spetta ai GIUDICI.

Occorre dunque una precisazione terminologica preliminare: nel linguaggio corrente si sente parlare indifferentemente di magistrati, giudici e pubblici ministeri (PM). Il “genere”è costituito dai “magistrati”, che si differenziano a seconda delle funzioni che sono chiamati a svolgere:

-           funzione giudicante (applicazione del diritto), attribuita ai Giudici;

-           funzione inquirente (rispondente al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale), attribuita ai Pubblici Ministeri (PM), che sono Magistrati.

Presupposti della funzione giurisdizionale sono:

1)      una controversia (o lite) tra due o più soggetti che assumono il nome di parti;

2)      l’esistenza di un giudice imparziale in grado di risolvere la controversia;

3)      l’applicazione del diritto attraverso una decisione del giudice che si denomina sentenza.

 

Princìpi fondamentali

Nell’esercizio della funzione giurisdizionale vengono in gioco delle questioni particolarmente delicate cui i “padri costituenti” hanno inteso dare una particolare protezione, dando loro una copertura costituzionale, cioè richiamando determinati princìpi in Costituzione.

 

1)             Diritto di azione, riconosciuto dall’art. 24 I c. Cost.: tale diritto permette ad ogni soggetto di attivarsi (cioè di agire” di fronte all’autorità giudiziaria, contro qualcuno) affinché siano tutelati i propri «diritti» [verso gli altri soggetti] e «interessi legittimi»[verso la PA].

 

2)             diritto ALLA difesa: l' art. 24 II c. Cost. riconosce come inviolabile tale diritto, in quanto tutti devono potersi difendere. Tale diritto viene riconosciuto «in ogni stato e grado del procedimento», quindi per l’intera durata del processo e in qualsiasi grado ci si trovi (esistono, infatti due gradi di giudizio più la Corte di Cassazione - cfr. procedure e organi giurisdizionali). Tale diritto, inoltre, viene, ai sensi del III c. riconosciuto anche ai non abbienti, cioè a coloro che si trovino in particolari condizioni di indigenza, e che, quindi, possono richiedere il “gratuito patrocinio” (cioè l’assistenza da parte di un avvocato, senza spese). Una precisazione: la difesa di cui stiamo parlando è quella in senso tecnico, quella operata da un legale rappresentante della parte in causa (avvocato difensore), poiché nel nostro ordinamento non è possibile difendersi da soli (nel caso in cui la parte, pur avendone i mezzi economici, non nomini da sé il suo legale procuratore, gliene verrà assegnato uno dall’amministrazione ( “difesa d’ufficio”).

 

 

3)             principio del giudice naturale: non possono essere istituiti giudici straordinari (art. 102 II c. Cost.), cioè giudici che vengano istituiti dopo che il fatto illecito sia stato commesso ed istituito appositamente per quel fatto o per quel soggetto. I cittadini, infatti, hanno il diritto di sapere in via preventiva quali sono i fatti illeciti, ed anche quale sarà il giudice competente per tipo di giurisdizione (civile, penale, amministrativa), per grado di gravità (giudice di pace, tribunale, corte d’assise), per territorio (dove è avvenuto il fatto); a tal proposito si parla di diritto di non essere distolti dal giudice naturale precostituito per legge, art. 25 Cost.).

 

4)             Principio di imparzialità: il giudice deve essere “terzo”, cioè “neutrale”, rispetto alle parti in causa ( non deve parteggiare né per l’accusa, né per la difesa). Da qui le varie disposizioni che troviamo nei Codici di Procedura a proposito dell’impossibilità del giudice a pronunciarsi quando una parte o l’avvocato di una parte sia suo parente, oppure quando egli stesso abbia un qualche “interesse”, anche indiretto, nell’avvenimento ecc., casi nei quali il giudice può essere “ricusato”.

 

 

5)             Principio di indipendenza: l’art. 101 Cost. stabilisce che «i giudici sono soggetti soltanto alla legge». Ciò significa: a) che, nel prendere le loro decisioni (rectius: per predisporre le loro sentenze) devono tenere presente solo la legge (intesa in senso lato, non nel senso di mera legge formale, cioè, quella emanata dal Parlamento - cfr. potere normativo del Governo); b) che è esclusa qualsiasi altro tipo di soggezione. Al fine di raggiungere in modo efficace questi risultati, occorre trovare degli strumenti per garantire sia l’indipendenza interna, sia quella esterna.

 

6)             Principio dell’obbligatorietà dell’azione penale: tipico del processo penale (nel processo civile il potere giurisdizionale si attiva solo su iniziativa di parte), tale principio comporta l’obbligo per il Pubblico Ministero  di attivarsi ogni qualvolta ritenga di essere in presenza di un illecito penale, cioè di un “reato”. Questo modello di azione si collega al “principio accusatorio”, secondo il quale il giudice si dovrà limitare a giudicare sulla base delle prove che gli vengono portate dalle parti. Modello diverso, invece, è quello del “principio inquisitorio”, in cui lo stesso giudice può andare alla ricerca delle prove rilevanti ai fini della risoluzione della controversia che è stata portata alla sua attenzione.

 

 

7)             Obbligo della motivazione: tutti i provvedimenti del giudice devono essere “motivati” (art. 111 Cost.) e la motivazione deve riguardare sia i fatti portati all’attenzione del giudice, sia il diritto, cioè il ragionamento giuridico fatto dal giudice per arrivare a prendere la decisione contenuta nella sentenza.

 

8)             principio del “ne bis in idem”: non si può chiedere ad un giudice di ritornare a decidere su una questione su cui si è già pronunciato. Ciò per ovvie ragioni di economia processuale (cioè per risparmiare tempo), ma anche per garantire la certezza del diritto.

 

9)             PRINCIPIO DEL “GIUSTO PROCESSO”, introdotto nel nuovo art. 111 Cost. da L.Cost. 23/11/1999 n° 2 : ogni processo, civile, penale, amministrativo, deve svolgersi “nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”.  Esso, tra l’altro, prevede l’assistenza di un interprete per la parte in causa (“attore” o “convenuto”) che non parli o non comprenda la lingua usata nel processo.